lunedì, 06 luglio 2009


Io, in qualità di Zia, e S. (per gentile concessione della mamma)
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categoria:immagini
mercoledì, 01 luglio 2009
Una sera a cena da mamma: "... e quindi sai, ho poi comperato un po' di cosette quando sono stata all'IKEA, è come andare al luna park. Ti diverti un mondo. Secondo me fai anche dei buoni affari".
Lei: "Ah, adesso che mi ci fai pensare io un anno fa all'IKEA ho visto un coprimaterasso isolante. Magari se lo trovi me lo prendi. Dai".

Detto fatto. Ieri sera ne ho approfittato e sono andata in IKEA.

Dal negozio la chiamo sul cellulare: "Mamma, ciao sono io. Mi senti? Disturbo?".
Lei: "Sono sull'autobus. Non sento. C'è rumore. Ci sono delle persone. Non seeento!"
Io: "Mamma, sono io, sono qua all'IKEA. Sto comperando il coprimaterasso. Ascolta, non ti ricordi per caso quanto costava quello che avevi visto tu?"
Lei: "Non seeento. C'è rumore. Salta la voce. Cosa? Quanto costava cosa?". "Il coprimaterasso mamma". "Ah, vediamo, non sento, salta la voce, c'è rumore, però se non ricordo male era caro. Sì sì."
"E' che mamma, qua ce n'è uno che costa sui 49 euro e qua c'è scritto termoregolatore. Secondo me è praticamente uguale a quello che intendevi tu come isolante".
"Eh? Cosa? Non seeento! C'è rumore. Salta la voce! In ogni caso termoregolatore non so. Io ricordavo isolante... ma forse anche termo... sì magari può essere. Però  - alzando il tono della voce - siccome non sento per me va bene!".
"Sì ma mamma, questo che ho in mano però è sugli 80 euro. E' matrimoniale!".
- Silenzio -
Dopo un attimo: "Apperò. 80 euro. Ma siam sicuri che regola bene?!".
Io: "Mamma non so. Che faccio chiedo?"
"Mannò, va bene, prendilo. Che insomma almeno io lo metto sul materasso perchè - ma non sento nulla, salta la voce, c'è rumore (!) - fa così caldo che io e tuo padre siam stanchi di fare la sauna a letto!".
"Ok allora lo prendo. Ah, se vuoi ci sono anche i copricuscini termoregolatori. Che dici?".
"Eh?! Cosa? Non seeento! C'è rumore! Salta la voce! Anche i copricuscini?! No che poi la spesa sal... Beh, però. Mah. Magari. Massì dai, prendi anche quelli! Si dorme meglio!".
"Va bene mamma, allora ok. Prendo tutto. Adesso scappo. Ciao buona serata".
"Eh?! Cosa? Non sento. Che hai detto?! Salta la voce. Non seeeeeeeeeeeeeento. Dove sei? Che dici?! Non sento. Pronto pronto!".
Io staccando l'orecchio dal cellulare: "Mamma son sempre io! Adesso ti saluto. Vado. Ciao".
"Ok. Tanto non sento. Ciao. C'è rumore. Ciao. Non seeeeeeeeeento. Ciao. Maledetto cellulare!".
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categoria:parole
martedì, 23 giugno 2009
Sabato pomeriggio, all'IKEA. Del resto lo avevo promesso ad una mia amica e quindi mi è toccato andarci. Proprio il giorno dell'inizio degli sconti...

L'IKEA sta in un viale di periferia, vicino alle code dell'autostrada: è un grosso edificio giallo e blu con bandiere svedesi, tre piani di esposizione e ampio parcheggio all'esterno dove il tuo senso dell'orientamento è messo a dura prova (io già mi perdo sotto casa mia figurarsi lì).

Quanto a densità umana, l'IKEA di sabato pomeriggio rappresenta la più sottile tra le forme di masochismo del nostro tempo. E' un po' come andare in spiaggia a Rimini il giorno di ferragosto: c'è un sacco di altra gente che avuto la tua stessa identica idea.

I prodotti dell'IKEA hanno nomi svedesi che fanno anche un po' paura oltre alle foto dei dipendenti appese alle pareti, con tanto di nome improbabile tipo Krugher. Ci sono cassettiere, sedie, tavolini, con tante k, v e altre consonanti alla rinfusa, per non parlare delle ø e delle å. Pure i piatti e i bicchieri che ho comperato hanno nomi strani; tuttavia non mi arrischio nemmeno a pronunciarli per paura di farmi venire la raucedine.

I commessi dell'IKEA sono in divisa blu e gialla, come la bandiera svedese.
Loro, però, non sono svedesi. Mediamente sono una via di mezzo tra un neo-assunto interinale con part-time verticale e un disperato all'ultimo stadio di sopportazione umana. Il loro sguardo è palesemente da braccati. Un paio di loro mi han fatto pure un po' tenerezza. A questo proposito gira un aneddoto secondo il quale un cliente un giorno ha chiesto a un commesso "Scusi lei lavora qua" e quello ha risposto "No, è che mi piace la mattina vestirmi di giallo e blu!":

Il ristorante dell'IKEA (eh sì, la visita è stata lunga e quindi abbiamo anche mangiato al ristorante) offre le specialità della cucina svedese, celebre in tutto il mondo per gusto e fantasia. Salmone farcito di ribes, merluzzo con le castagne, purè d'aghi di pino, torta di legno. Io ho mangiato un risottino strano alle verdure e la mia amica una pasta al sugo modello mensa dell'asilo. Però la macedonia era buona. Quello che c'era dentro sembrava davvero frutta. E non abbiamo speso praticamente nulla. Anche il cibo probabilmente era scontato.

Ma la cosa più bella dell'IKEA in assoluto, il posto in cui tutti vorrebbero fermarsi, sta all'ingresso. E' la gabbia con i bambini numerati dentro.
Una grande stanza piena zeppa di pallette in plastica colorata. I bimbi feroci rappresentano forse la più grave sciagura dell'IKEA, e così si è pensato di risolvere il problema imprigionandoli qui, dove i piccini possano svagarsi, affogare o fare anche i loro bisognini saltellando sulle palline di plastica. Intanto, i genitori possono dedicarsi in santa pace a un po' di sano shopping.

E noi? Beh, io e la mia amica dopo un tour molto ragionato (del resto ci sono i percorsi da seguire con tanto di cartina e di segnalini per terra), siamo giunte alle casse con un carrello discretamente rifornito della metà di cose che, diciamola tutta, erano inutili ma carinissime (tra cui un set di candele profumate da fare invidia a un incensiere). E anche la matitina ricordo con scritto IKEA me la sono giustamente portata via.
Piuttosto all'uscita io mi ero già persa la macchina. Ed ero un poco frastornata.

Come ciliegina sulla torta abbiamo concluso il pomeriggio da Mediaworld.
Quel che è giusto è giusto
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categoria:parole
giovedì, 18 giugno 2009
A buon intenditrice...

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categoria:parole, musica
mercoledì, 03 giugno 2009
Per la serie "Galline in fuga" si decide, io e un'amica di passare il pontone del 2 giugno in quel della Toscana.
Agriturismo da favola in un paesello sperduto tra le colline del Chianti e per la precisione al Castello del Trebbio. Roba che neanche a cercarlo per forza lo troveresti.

Arriviamo stanche e stravolte dal viaggio ed entrate nell'appartamento dell'Agriturismo, appena adocchiamo la stanza sul soppalco decidiamo che lì dormiremo. Volendo ci sarebbe pure un'altra camera al piano terra, ma è buia e un poco tetra, "Vuoi mettere con l'altra?!" rispondiamo in coro.
E così via.

La vacanza finalmente inizia e uno dei giorni successivi visitiamo i dintorni e ci addentriamo per la colline toscane gironzolando in macchina fotografando tutto il fotografabile. Arriviamo quindi alla sera del secondo giorno e dopo in bagno, finisco la doccia. A questo punto vado ad aprire la porta per uscire. Chiusa. Strano, non l'avevo chiusa. Riprovo, è una di quelle porte scorrevoli con la serratura rotta. Quindi non posso averla chiusa. Ritento. Nulla. Non si apre: spingo a più non posso ma niente. Adesso che faccio? Urlo? Vabbè, aspetto. E ad alta voce dico "Prima o poi uscirò!". Passano pochi secondi, avvicino la mano alla maniglia, spingo... e la porta si apre. Chiaro. Eh, come no. E ci rido sopra.
Con una punta di sadismo a cena racconto il tutto alla mia amica. Infarcendo ovviamente la cosa con ricordi di film e di libri dell'orrore. Sì lo so, sono un po' stronza, ma del resto a volte è così divertente. Alla fine decidiamo di chiedere il giorno dopo, in occasione della visita al Castello, se davvero esiste un fantasma.

Il giorno seguente per l'appunto, la visita inizia con tanto di racconto storico intorno a congiure famose e fughe rocambolesche; vino, olio e zafferano. E tra le varie leggende, guarda caso, si parla anche di uno spettro, che "Però adesso non c'è più, perchè gli spettri, a differenza dei fantasmi, seguono la famiglia. Adesso la famiglia d'origine se ne è andata e così pure lo spettro. In pratica l'ha seguita" spiega chi ci fa da cicerone. Ovvio, no? Io guardo la mia amica e dico "Te l'avevo detto io; hai visto che esiste il fantasma?". E ci rido di nuovo su.

La notte seguente invece mi diverto meno.
Mi sveglio. Accendo la luce. Guardo l'ora, è ancora tardi e fuori diluvia. Decido di alzarmi per andare in bagno. Mi giro su un lato per scendere dal letto e mi sento trattenere e poi rilasciare l'elastico dei pantaloncini del pigiama. Faccio un balzo sul letto. Mi giro di scatto ma non c'è nessuno. Mi alzo lo stesso e scendo al bagno di sotto perchè in quello di sopra non ci voglio andare nemmeno morta. Così entro prima nell'altra stanza buia e tutto ad un tratto mi prende un senso di angoscia. Mi sento osservata. E non è una bella sensazione.
Ritorno di corsa a falcate sul soppalco.
Decido che alla fin fine userò il bagno di sopra anziché quello di sotto: per lo meno se "qualcosa" mi chiude di nuovo dentro stavolta posso chiamare aiuto ed essere liberata alla svelta. Cosa che poi, per fortuna, anche stavolta non serve.

La mattina dopo raccontando la mia "avventura" notturna, la mia amica se ne esce serafica con un "Oh ma sai che te lo volevo dire pure io? Beh, ancor prima che tu mi raccontassi tutto questo io avevo avvertito una presenza in questa casa, e in special modo al piano di sotto!" Io: "E adesso me lo vieni a dire?! Magari accennare qualcosa no?" Lei: "Ma pensa che roba: abbiamo avuto il nostro fantasma personale! Lo potremmo chiamare Casper!" (ma che fantasia, neh).
Io la guardo, ho poca voglia di scherzare. Lei resta un attimo in silenzio e poi improvvisamente aggiunge: "Ma a pensarci bene, e se invece non fosse un fantasma ma uno spettro: secondo te adesso, chi se lo porta a casa di noi due?".
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categoria:viaggi, sensazioni
venerdì, 22 maggio 2009
Visita serale dai miei.
Prima di cenare (e dopo aver dato un'occhiatina invidiosa alla famosa azalea rossa) vedo mio padre indaffarato davanti al portatile. Gli chiedo che sta facendo e mi risponde che sta tentanto di configurare l'indirizzo di posta elettronica di mia madre con Outlook.
"Mamma ha un indirizzo di posta?!" chiedo (come al solito son sempre l'ultima a sapere le cose).
"Sì, lo ha voluto lei. Dice che le sue amiche ce l'hanno tutte e non sanno dove scriverle altrimenti!". E intanto va avanti a smanettare come un disperato.

A questo punto, riesco a convincerlo ad aprire un indirizzo di posta con gmail che so che ha la possibilità, facilmente, di configurare il tutto con Outlook. Scegliamo il nome per l'indirizzo mail di mamma e voilat. Il gioco è fatto.

Non avevamo però fatto i conti con lei.

"Questo indirizzo non mi piace!" si infiamma mia madre "C'è il nome e cognome. E io non voglio il cognome!". Intanto mio padre, vigliacco, si defila. Dico ""Ok, cambiamolo. Dimmene tu uno".
"Ah non lo so, così su due piedi. Vediamo. Ecco: Laly! Con la "y" però!".
"Laly?! Chi è Laly?!"
"Laly sono io, mi firmavo così a 18 anni, con i cuoricini..." cinguetta.
"Mamma, qui dice che è troppo corto, ci vogliono minimo 6 lettere. Al massimo ci mettiamo di fianco la data di nascita, no?".
"Ah no! La data di nascita no! Che poi le mie amiche vengono a sapere quanti anni ho! Mica gliel'ho detta io la mia età!" pausa "Vabbè, Laly poi non mi piace più. Troppo infantile. Ok, metti Manì allora.".
"Manì?! Ma Manì son sempre 4 lettere mamma; e poi chi caspita è adesso Manì?!" e lei serafica "Manì è il nome con cui mi chiamavano le mie compagne di classe alle elementari".

Soprassiedo.

"Cerchiamone un altro mamma, magari più lungo eh? Che ne dici? Hai presente vero? Tipo un nickname" dico così per far scena.
"Ah certo, lo so. Come quello che si usa nei forum!"
Oddio... Che mamma ho?!
"A me piace molto "ortensia". Prova".
"Guarda che c'è già. Ce ne vuole un altro".
E di questo passo andiamo avanti una buona mezz'ora partorendo nick e nomi assurdi presi da libri, vocabolari, ricette di cucina, fiori e piante.

Alla fine, esasperata mi guarda e mi fa "Ma come è faticoso iscriversi a internet. Ascolta, metti il mio nome e la sigla della provincia e non se ne parla più!". Io provo e magicamente il nome è disponibile. Le dico "Adesso ci vuole la password; metto la sigla e la data di nascita, ok? Così te la ricordi meglio".
Lei sgrana gli occhi e quasi urla "La mia data di nascita?! Ma io non voglio mica che si sappia quanti anni ho!!!".
"Ma mamma, mica lo sanno, la password è segreta, è tua!"
Lei mi guarda con aria di sufficienza e ribatte: "Guarda che lo so benissimo che se vogliono entrano nel pc e ti rubano tutte le informazioni. Quindi io la mia età non gliela dico!" Poi con un ghignetto aggiunge "Metti quella di tuo padre!".

Morale. Adesso mia madre è quasi totalmente informatizzata. Ha imparato a scrivere un sms e tra un po' scriverà anche e-mail.
Non so quanto ci vorrà prima di una sua iscrizione in un forum. Tremo all'idea. In ogni caso so già che, a differenza di me, il suo nick non conterrà la data di nascita. E nemmeno l'età. Forse la sigla della provincia sì. Potrebbe anche essere...
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categoria:parole
martedì, 19 maggio 2009
A guardare il mondo da una bicicletta pare che il tutto si allarghi e si restringa a seconda della velocità e della pendenza. Basta farci caso un attimo: ci son momenti in cui le gambe e il fiato reggono e si corre veloci su un rettilineo con la musica nelle orecchie quasi a voler fare da colonna sonora al ritmo. Altri invece che ti alzi in piedi sul sellino e arranchi come se il peso del tuo corpo si stesse triplicando. E non ce la fai. E vorresti fermarti. Ma non lo fai. O per lo meno provi a non farlo. E tiri. Tiri. Con la musica che accompagna la tua lenta agonia. Anche perchè al sessant'enne davanti a te, che pesta sui pedali di una bici da città la soddisfazione mica gliela vorrai dare, spero.

E alla fine in cima ci arrivi. E guardi giù. Si dai, meglio spegnere la musica. L'ultimo tratto me lo faccio in silenzio. In fondo la mia città è così bella da guardar giù che oggi è davvero un peccato non godersi tutto 'sto limpido.

C'è l'ultimo pezzo da fare, quello del sentiero. Non è male. E poi è tutto nel bosco. Per fortuna all'asciutto. Fa quasi fresco, roba da non credere oggi. E poi si sentono gli uccellini che cinguettano. Vorria mai che quasi quasi rischio anche di sentirmi in pace con la natura.

E qui ecco, vado in sospensione. Sì, vado in sospensione. E per un attimo penso "a quante cose sono solo fesserie". Che se io avessi... e se io potessi... Che magari volendo si potrebbe anche... E via dicendo. Via dicendo.

E in quel silenzio mi viene non so come da pensare anche "Dio fammi fare la cosa giusta". Sì ma, giusta in che senso? Giusta in che modo? Non so. Non so. Che dai, diciamolo chiaro e tondo, non sarebbe meglio riprendere a pedalare? Eh. In fin dei conti siam qua per questo, no?

E allora ricomincio. Mi do una scrollata. Mi ingoio tutto il sentiero e poi ritorno indietro. La salita tanto è finita. Adesso mi merito un po' di discesa.
Sì direi di sì.

Ogni tanto un po' di discesa me la merito davvero.
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categoria:parole, sensazioni
sabato, 16 maggio 2009
"La vita dovrebbe essere vissuta al contrario.
Tanto per cominciare si dovrebbe iniziare morendo, e così tricchete tracchete il trauma è bello che superato.
Quindi ti svegli in un letto di ospedale e apprezzi il fatto che vai migliorando giorno dopo giorno.
Poi ti dimettono perché stai bene e la prima cosa che fai è andare in posta a ritirare la tua pensione e te la godi al meglio.
Col passare del tempo le tue forze aumentano, il tuo fisico migliora, le rughe scompaiono. Poi inizi a lavorare e il primo giorno ti regalano un orologio d’oro.
Lavori quarant’anni finchè non sei così giovane da sfruttare adeguatamente il ritiro dalla vita lavorativa.
Quindi vai di festino in festino, bevi, giochi, fai sesso e ti prepari per iniziare a studiare. Poi inizi la scuola, giochi con gli amici, senza alcun tipo di obblighi e responsabilità, finchè non sei bebè.
Quando sei sufficientemente piccolo, ti infili in un posto che ormai dovresti conoscere molto bene. Gli ultimi nove mesi te li passi fluttuando tranquillo e sereno, in un posto riscaldato con room service e tanto affetto, senza che nessuno ti rompa i coglioni.
E alla fine abbandoni questo mondo in un orgasmo".
Woody Allen
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categoria:parole
venerdì, 15 maggio 2009
Oggi, che manca poco a finire.
Ci pensavo, a tutto quello che trascorre nel fluire veloce del tempo. Come la mia macchina lungo la linea dell'autostrada.
Un minuto che vale un'ora e un'ora che passa come un minuto.
Si lo so, non ho scoperto nulla di nuovo.

Però adesso è come se fosse una dolce alta marea.
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categoria:sensazioni
domenica, 10 maggio 2009
Premessa: odio cucinare. Sono un disastro in cucina. Detesto sporcarmi le mani. Se devo per forza fare qualcosa che mi obbliga a ungermi le dita uso i guanti bianchi sterili della CRI (col risultato che il tutto sa leggermente di plastica).

Eppure, mia madre cucina da Dio (credo glielo abbia insegnato lui!). La mia collega d'ufficio deve essere il braccio sinistro di Dio perchè è quasi ai livelli di mia madre. Un'altra mia amica, dopo avermi avuta ospite, nonostante non avesse quasi mai cucinato in vita sua, ha semplicemente preso in mano un libro di cucina e ha sfoderato una capacità culinaria piacevolmente insospettabile. In ultimo persino la mia più cara amica, fino a poco tempo fa "cuoca" ai miei terrificanti livelli, l'ultima volta è stata in grado di prepararmi una crema alle verdure talmente buona che sono arrivata al punto di fregarne un paio di cucchiaiate anche a suo figlio. Una vergogna, lo ammetto.

Insomma, mi sento una mosca bianca. Anche solo per il fatto che a me piace mangiar bene. E per fortuna che assimilo altrettanto velocemente altrimenti sarei una bodrillotta. Però caspita, se mi azzardo a fare un uovo al tegamino rischio di creare un'esplosione atomica (son 7 o 8 i minuti di cottura?!); una bistecca mi viene mediamente secca; il sugo per la pasta una volta mi viene aspro e un'altra talmente dolce da non capire come sia possibile una tale dicotomia. Senza parlare del pesce: per fortuna che ficcandolo nella pentola a pressione fa tutto lui. Salvo sbagliare il tempo di cottura e ridurlo a una sorta di purea bianco latte.
La mia unica specialità è la crema per il vitello tonnato. Ma il problema è che non posso come sempre far cucinare la carne a mia madre e io fare solo la crema. E' squalificante! Così una volta ho provato a fare entrambi... e ho rinunciato dopo il primo tentativo. Era talmente insapore (avevo dimenticato il dado) che anche a metterci su la crema non è servito a nulla.

Insomma, solo una perplessità: c'è qualcuno tra di voi che in cucina è un disastro come me che così mi consolo?
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categoria:sensazioni